Ultima modifica: 27 aprile 2018

Simone e la musica: il fiore sbocciato non è stato sgualcito

articolo del Corriere sul nostro alunno del corso musicale

Simone e il pianoforte sono tutt’uno. Simone e le convenzioni sono quanto di più lontano si possa immaginare. Simone ha tredici anni e uno straordinario talento musicale. Simone ha l’autismo e non parla; ma ha anche una scuola bella e insegnanti onesti.

« La musica sta nel silenzio. La musica si basa su quelle piccolissime pause che creano quella tensione, l’attesa».

Simone ha manifestato sin da piccolo uno spiccato senso della musica, così la sua maestra delle elementari non essendo musicista e non potendo indirizzare l’alunno a uno studio musicale vero e proprio, ne cattura l’attenzione proponendogli dei filmati in cui si vedono le mani di un pianista mentre esegue un brano musicale. E Simone, che suona a orecchio e per imitazione, riesce a riprodurre perfettamente il brano ascoltato, con tutte le sue sfumature. Grazie al suo orecchio assoluto viene iscritto alla scuola media ad indirizzo musicale “Don Milani” di Seregno dove incontra la professoressa di pianoforte Felicita Arnaboldi e la professoressa di sostegno Laura Barbieri, che viene dalle graduatorie incrociate.

Sembrerebbe una situazione precaria come ce ne sono tante in Italia: una famiglia presente ma incapace di supportare adeguatamente il talento del bambino; la scuola piena di tante buone volontà ma strutturalmente non sufficiente al sostegno di un talento così grande in un alunno non verbale e con grossi limiti di relazione.

Ma la professoressa Arnaboldi non si perde d’animo. È un’insegnante curricolare e quel bambino è un suo alunno. Come tutti gli altri. Non ha cognizioni di autismo ma scommette sul rapporto non mediato tra anima e anima, complice la musica.

«La musica esiste a prescindere da noi: c’è nel canto degli uccelli, c’è nel vento, c’è nel silenzio, c’è nel mare. Quando riguardo la mia vita penso che più che scegliere la musica è la musica che mi ha scelto. Forse perché io ne avevo bisogno più degli altri».

La professoressa capisce che copiare l’esecuzione di un maestro non può bastare a Simone. Ma come fare a stimolarlo? Simone è irraggiungibile. Eppure non si può prescindere da uno studio serio della musica, si deve pur andare oltre l’istinto e le stupefacenti capacità esecutive. Ce la farà, la professoressa, scommettendo sulla relazione. Lo sforzo dell’insegnante non seguirà la direzione della ricerca di un metodo; piuttosto nutrirà il rapporto tra lei e l’alunno.

«Nel tentativo di educare Simone allo studio, ho imparato molte cose di me stessa, ho scoperto di avere altri talenti» racconta la professoressa. «Ed ho capito che per trovare lui dovevo coltivare il nostro rapporto a un livello più profondo. Per esempio: lui è in grado di riprodurre perfettamente un brano ascoltato ma lo esegue a modo suo, senza rispettare la diteggiatura. Per insegnargli questo, visto che a parole non mi segue, gli ho fatto appoggiare le sue mani sulle mie e associando le dita al suono, ha imparato a eseguire correttamente i brani. La stessa cosa ho fatto con i piedi per l’uso dei pedali».

 

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