Ultima modifica: 6 Aprile 2017

Approfondimenti

In questa sezione vi presenteremo alcuni approfondimenti, riflessioni e schede di libri letti da noi alunni; alcune prime pagine di giornali stampati durante la Seconda Guerra Mondiale; alcuni manifesti di propaganda diffusi durante il Fascismo; alcuni discorsi del duce Benito Mussolini e qualche foto tratte dal Processo di Norimberga.

LA RESISTENZA ITALIANA

La RESISTENZA ITALIANA è la lotta armata contro l’esercito d’occupazione tedesco e contro il regime di Benito Mussolini durante la seconda guerra mondiale(dal ’43 al ’45).

QUANDO E DA CHI

La storia della Resistenza italiana si inserisce in un arco cronologico più ampio di quello che racchiude la Resistenza europea, essendo il suo nucleo originario già presente nell’antifascismo degli anni Trenta. Con il procedere della guerra e con i primi segni di indebolimento del regime fascista causati dalle sconfitte dell’esercito italiano, si consolidò e si strutturò in Italia l’opposizione al fascismo. Gli scioperi che paralizzarono le fabbriche del Nord tra l’aprile e il marzo del 1943 ebbero tra i principali organizzatori gruppi di comunisti che diffondevano le ragioni dell’antifascismo. Ma già nel 1942 l’opposizione al fascismo si era riorganizzata operando per la prima volta sul territorio nazionale: nel giugno si era costituito il Partito d’azione, nato dalla convergenza tra ex militanti di Giustizia e Libertà, repubblicani di sinistra e liberalsocialisti. Nell’ottobre era stata fondata la Democrazia Cristiana, che raccoglieva l’eredità del precedente Partito popolare di don Luigi Sturzo.

GLI SCIOPERI

Con gli scioperi del marzo 1943 i comunisti avevano avviato un’intensa attività clandestina e stabilito contatti con gli altri partiti, dai quali nacque il Comitato delle opposizioni, che si riunì immediatamente dopo la caduta del regime (25 luglio 1943). Comunisti, socialisti, cattolici, uomini del Partito d’azione e liberali uscirono allora dalla clandestinità riprendendo le attività politiche interrotte dal ventennio di dittatura.

COS’E’ IL CLN

La Resistenza armata al nazifascismo si organizzò dopo l’armistizio dell’8 settembre, quando dalle fila dell’esercito lasciato allo sbando uscirono i primi gruppi di volontari combattenti, reclutati dalle nascenti formazioni partigiane. Queste furono costituite dai rappresentanti dell’antifascismo, che crearono il Comitato di liberazione nazionale (CLN), al quale si collegarono successivamente organismi analoghi nati su base regionale; Il CLN fu lo strumento politico della guerra partigiana, le cui prime azioni furono messe a segno nell’inverno 1943-44 nel territorio alle spalle delle linee tedesche.

La Resistenza fu espressione di una volontà di riscatto dal fascismo e di difesa dell’Italia dall’aggressione tedesca e coinvolse complessivamente circa 300.000 uomini armati, che svolsero attività di guerriglia e di controllo, dove possibile, del territorio liberato dai nazifascisti. Fu dunque guerra patriottica di liberazione dall’occupazione tedesca, ma fu anche guerra civile contro la Repubblica sociale italiana, nel cui esercito pure militarono gruppi di giovani che in buona fede considerarono l’armistizio con gli Alleati un tradimento nei confronti dell’alleato tedesco.

DOVE SI SVILUPPO’ DI PIU’ LA RESISTENZA?

Il movimento della Resistenza si sviluppò sostanzialmente nell’Italia del Nord e, in secondo luogo, nell’Italia centrale. I raggruppamenti più numerosi furono quelli organizzati dai comunisti nelle Brigate Garibaldi; gli uomini del Partito d’azione formarono le brigate di Giustizia e Libertà, i socialisti le Matteotti.
Operarono inoltre altre formazioni di diversa impronta ideologica: cattolica, liberale, nazionalista e monarchica. Quasi assente fu la Resistenza nell’Italia meridionale, che peraltro al 12 ottobre 1943 era già stata occupata dalle forze angloamericane fino alla linea Gustav, il fronte difensivo tedesco che tagliava la penisola dalle foci del Volturno, sul Tirreno, fino a Termoli, sul litorale Adriatico. Fece eccezione l’insurrezione di Napoli, dove il popolo nelle quattro giornate liberò la città dall’occupazione tedesca.

I partigiani del Nord operarono prevalentemente nelle montagne e nelle campagne, ma la loro azione si saldò anche agli imponenti scioperi operai che nel marzo del 1944 paralizzarono le maggiori città industriali (Torino, Milano, Genova).
Nelle fabbriche e nelle città, soprattutto per opera dei militanti comunisti clandestini, si organizzarono nuclei partigiani denominati GAP (Gruppi d’azione patriottica), formati ciascuno da tre o quattro militanti, che svolgevano operazioni di sabotaggio, atti di guerriglia e opera di propaganda politica.

I CONTRASTI

Via via che cresceva il ruolo combattente della Resistenza, si poneva il problema del rapporto con gli interlocutori politici e militari italiani e Alleati.
Frequenti attriti si manifestarono anche dopo che i partigiani furono ufficialmente militarizzati nel Corpo volontari della libertà (giugno 1944),
comandato dal generale Raffaele Cadorna, con vicecomandanti il comunista Luigi Longo e l’azionista Ferruccio Parri, e riconosciuto sia dai comandi militari alleati che dal governo nazionale. Causa dei contrasti con il governo italiano che operava nei territori liberati erano le strategie politiche da assumere per il futuro, mentre tra le forze militari angloamericane correva il timore che a guerra conclusa i partigiani divenissero protagonisti di azioni insurrezionali.
Confermava tale timore l’esperienza, peraltro di breve durata, delle repubbliche partigiane che si formarono in alcune zone del Nord, liberate dall’occupazione nazifascista tra l’estate e l’autunno del 1944.

La Resistenza culminò nell’insurrezione generale, proclamata dal Comitato di liberazione nazionale per l’Alta Italia il 25 aprile 1945 e conclusasi con la liberazione delle principali città del Nord prima dell’arrivo delle forze alleate; la resa incondizionata dei tedeschi si ebbe il 29 aprile.

 

LE DONNE Partigiane italiane

Tra le fila dei partigiani italiani, le donne parteciparono attivamente alla Resistenza antifascista,
pagando un alto tributo di sangue. Questa fotografia venne scattata in via Brera, a Milano, nel 1945.

 

”OH BELLA
CIAO”

La mattina mi son
alzata,

oh bella ciao, bella
ciao, bella ciao ciao ciao;

e la mattina mi son
alzata

ed ho trovato
l’invasor,

o partigiano portami
via;

oh bella ciao, bella
ciao, bella ciao ciao ciao

o partigiano portami,
che mi sento di morir

 

 

 

APPROFONDIMENTO SUL FASCISMO

Durante l’epoca del fascismo la società era divisa in corporazioni, che raggruppavano tutte le persone che svolgevano lo stesso mestiere: ad esempio c’erano la corporazione degli avvocati, dei panettieri, ecc….

In politica esisteva un unico partito, quello fascista, riconosciuto dallo Stato al punto di diventarne parte integrante; di conseguenza gli organi del partito fascista erano organi dello Stato.

Il partito fascista era diviso a sua volta in varie parti, a seconda dell’età: c’erano i figli della lupa con età fra i sei e gli otto anni; i balilla, i ragazzi maschi fra gli otto e gli undici anni; i balilla moschettieri, i maschi fra i dodici e i tredici anni; gli avanguardisti, i maschi di quattordici e quindici anni; gli avanguardisti moschettieri, i maschi di sedici e diciassette anni; le piccole italiane, le femmine fra gli otto e i quattordici anni; le giovani italiane, le femmine fra quindici e diciassette anni; i giovani fascisti, sia maschi che femmine, fra diciotto e venticinque anni; ompiuti i ventisei anni, si diventava veri fascisti.

Durante quell’epoca, si lavorava solo cinque giorni, dal lunedì al venerdì, mentre il sabato era dedicato al partito fascista.

In quel giorno, i balilla e i figli della lupa facevano ginnastica, e ogni tanto disputavano qualche partita di calcio.

Le piccole e le giovani italiane si dedicavano alla ginnastica.

Gli avanguardisti e i giovani fascisti si dedicavano maggiormente alla preparazione militare.

Tutti dovevano portare delle particolari divise.

I figli della lupa portavano una casacca con delle bretelle.

I balilla, gli avanguardisti, le piccole e le giovani italiane portavano anch’essi una casacca nera, un foulard azzurro sulle spalle, annodato sul petto e fermato da una spilla con il profilo di Benito Mussolini.

I giovani fascisti indossavano una casacca e dei pantaloni alla zuava, entrambi grigio-verdi e una giberna formata da una cintura di pelle e da una bretella trasversale.

Tutti dovevano portare un fez in testa.

 

RIFLESSIONI DI BERNASCONI SUL MODO DI TRATTARE L’OPINIONE PUBBLICA DURANTE IL FASCISMO

A mio avviso non è giusto che ci sia la censura perché tutti devono avere la possibilità di sapere tutto ciò che succede.

È ingiusto che le notizie vengano manipolate a proprio piacimento: la gente deve sapere, ad esempio, che la guerra sarebbe stata lunga e dura, che c’erano enormi code fuori dai negozi, che il cibo scarseggiava, etc.

In questo modo si delinea un profilo dell’Italia molto potente, che affronta la guerra senza preoccupazioni, che i soldati al fronte vengono trattati bene. Invece l’Italia non era niente di tutto questo, poiché non era in grado di affrontare una guerra da sola, ma aveva bisogno di alleati molto più potenti, il suo esercito era poco numeroso e mal organizzato e i soldati al fronte quasi non mangiavano per la scarsità di cibo.

Inoltre per la gente era importante sapere la verità, perché, se c’era poco cibo andava razionato; si diceva anche che la guerra era una guerra-lampo, così la gente si aspettava di rivedere i parenti partiti per il fronte tornare in poco tempo, invece questi furono relegati al fronte per parecchi anni e certi non rivedettero più i loro cari.

 

 

SCHEDA LIBRO – 1 “L’amico ritrovato”

scheda del libro “L’amico ritrovato”

TITOLO:

“L’amico ritrovato”

AUTORE:

Fred Uhlman

CASA EDITRICE:

Loescher Editore

ANNO DI PUBBLICAZIONE:

1993

LUOGO DI PUBBLICAZIONE:

Torino

GENERE:

Verosimile

NUMERO DI PAGINE:

136

LUOGO E TEMPO DELL’AZIONE:

Stoccarda, anni Trenta

TRAMA DEL RACCONTO

Nella scuola frequentata dal sedicenne borghese ebreo Hans, un giorno arrivò un ragazzo aristocratico di nome Konradin Von Hohensfels.Molti ragazzi cercarono di fare amicizia con Konradin, ma l’unico che ci riuscì fu Hans: i due diventarono amici inseparabili, si frequentarono anche fuori dal liceo e Konradin si recò spesso a casa di Hans dopo la scuola. Tempo dopo anche Konradin invitò Hans a casa sua ma, stranamente, lo fece sempre quando i suoi genitori non c’erano.

L’inizio della fine dell’amicizia fra i due ragazzi si ebbe quando una sera i due si recarono a teatro con le rispettive famiglie e ogni volta che Konradin incrociava Hans lo evitava.

Il giorno dopo a scuola Hans chiese spiegazioni a Konradin del comportamento che aveva avuto la sera prima e del perché i genitori di Konradin non c’erano mai quando Hans andava a casa sua.

La risposta fu che la madre di Konradin odiava gli ebrei.

Da quel giorno Hans non andò più a casa di Konradin e i due ragazzi si frequentarono sempre meno finchè a causadell’antisemitismo i genitori di Hans decisero di mandarlo in America da alcuni parenti.

Hans diventò avvocato e mise su famiglia.

Un ricordo dell’amico gli giunse quando il suo vecchio liceo gli inviò una richiesta di fondi per la costruzione di un monumento funebre alla memoria degli allievi caduti nella Seconda Guerra Mondiale. Unitamente ad essa c’era un libretto con la lista dei nomi.

Dopo attimi di esitazione Hans fece per buttare via il libretto, ma all’ultimo momento ci ripensò, lo aprì sotto la lettera ‘H’ e lesse:

“VON HOHENFELS, Konradin, implicato nel complotto per uccidere Hitler. Giustiziato.”

GIUDIZIO PERSONALE:

Il libro mi è piaciuto molto nella parte iniziale, fino all’episodio del teatro. Da quel punto mi è piaciuto sempre meno perché provavo compassione per il povero Hans.

Avrei preferito un finale diverso, più precisamente mi sarebbe piaciuto che i due amici si fossero rincontrati o almeno che tornassero in contatto, anche se è come se si fossero incontrati nuovamente, poiché l’amicizia creduta fino a quel momento perduta, in realtà c’è sempre stata.

SCHEDA LIBRO – 2 “L’ amico ritrovato”

Scheda del libro “L’amico ritrovato”

Titolo:

“L’ amico ritrovato”

AUTORE:

Fred Uhlman

CASA EDITRICE:

Universale Economica Feltrinelli

ANNO DI PUBBLICAZIONE:

1986

NUMERO DI PAGINE:

92

GENERE:

verosimile

LUOGO E TEMPO DELL’AZIONE:

il libro si svolge al passato in Germania

 

TRAMA DEL RACCONTO

Il libro parla di un ragazzo di nome Hans la cui vita cambiò dopo l’arrivo di un nuovo compagno di classe.
Era infatti un giorno come tutti gli altri e Hans, seduto al banco, stava aspettando l’ inizio della lezione. All ‘ improvviso entrò nell ‘ aula un ragazzo che, a quanto pareva era un nuovo arrivato. Gli sguardi di tutti gli allievi erano puntati su quest’ultimo il cui aspetto era decisamente elegante. Si chiamava Konradin. Hans lo fissava con ammirazione e gli voleva diventare amico, però non sapeva come dirglielo. Un giorno, in classe, Hans tirò fuori la sua collezione di moneteantiche. Konradin fu molto attratto da quest’ultime mentre lui rimase contento perché il nuovo arrivato gli aveva rivolto la parola. Ma non era solo Hans a volere un amico. Un giorno, mentre il protagonista stava tornando a casa da scuola quel ragazzo fece per avvicinarsi verso di lui e dopo qualche istante lo salutò. Così nacque la loro amicizia. Quando Hans invitò il suo amico nella sua casa, i genitori rimasero stupiti dall’ eleganza di Konradin: di fatto il padre cominciò a raccontare strane storie su conti e personaggi di grande importanza e questo diede molto fastidio al protagonista, perché si sentiva escluso. Però, nonostante i vari inviti da parte di Hans, la situazione non cambiò: il protagonista “moriva” dalla voglia di visitare la casa del suo migliore amico maquest’ ultimo non lo faceva mai entrare nella sua villa. Un bel giorno, arrivò il momento tanto atteso dal protagonista: infatti, il suo migliore amico lo invitò nella sua abitazione. I
suoi genitori erano assenti. Ogni volta che Hans veniva invitato da Konradin i genitori erano assenti. Questo aveva offeso il protagonista. Infatti essiodiavano gli Ebrei .Anche a teatro Konradin dovette ignorare il suo amico perché i suoi si sarebbero arrabbiati. Così i due litigarono fino a quando Hans fu costretto a partire per l’ America a causa della guerra. Dopo tantissimi anni il ragazzo lesse un fascicolo il quale nominava tutti quelli che erano stati fucilati perché avevano partecipato ad un attentato nei riguardi di Hitler: c’era anche il nome di Konradin.

GIUDIZIO PERSONALE:

Questo libro è stato bello ed interessante anche se avrei preferito che i due ragazzi rimanessero amici. Ho capito che la bellezza di un uomo non dipende dall‘appartenenza ad un popolo o ad il colore della pelle, ma è una forza interiore. Spero che tutto questo lo possano capire tutti quelli che fino ad ora hanno hanno sostenuto le idee antisemite di Hitler e Mussolini.

 

SCHEDA LIBRO “Se questo è un uomo”

Scheda del libro “Se questo è un uomo”

TITOLO:

“Se questo è un uomo”

AUTORE:

Primo Levi

CASA EDITRICE:

Giulio Einaudi Editore

ANNO DI PUBBLICAZIONE:

1958

NUMERO DI PAGINE:

227

GENERE:

Autobiografico

LUOGO E TEMPO DELL’AZIONE:

tra il 1943 ed il 1945 ad Auschwitz

 

TRAMA DEL RACCONTO

Primo Levi è stato deportato nel campo di sterminio quando era un ragazzo. La partenza dal suo paese è stata molto dura. Per essere deportati, tutti gli Ebrei venivano messi in vagoni molto scomodi, anche se la durata del viaggio era lunga.Durante il trasporto, si pativa sete e fame ed i bisogni non venivano soddisfatti neanche se erano urgenti. Una volta arrivati a destinazione, tutti i deportati dovevano essere smistati: le donne con le donne, gli uomini con gli uomini, ed i bambini con i bambini. Inoltre, i deportati dovevano depositare i loro bagagli dove erano stati destinati.Inizialmente vennero lasciati in una stanza molto fredda: poi, vennero fatti spogliare nudi per poter ricevere le nuove divise del campo.Il cibo consisteva in zuppa e pane. Ogni detenuto possedeva la gamella e anche qualche posata. Bisognava stare attenti a non farseli rubare. Il nome dei prigionieri era inciso sul braccio:non era un nome come i nostri ma era un numero. Si dormiva scomodi in delle cuccette. Quelli magri che capitavano con i robusti erano davvero sfortunati. Il lavoro era pesante e poteva causare ferite e dolori. Levi finì due volte nel Ka-Be ( l’ ospedale del campo ): una volta per delle piaghe ai piedi, e un’altra per scarlattina. Molti non riuscirono a sopravvivere a queste malattie e quelli più malati venivano portati nelle camere a gas. Fece molte amicizie nel campo, specialmente con Alberto. Una volta, i detenuti dovevano portare delle traversine pesantissime.

Primo Levi non ce la faceva anche perchè era troppo magro e debole. Così chiese al capo se poteva andare alle latrine e questo non era ammesso se non per una urgenza.

Tutto continuò così fino al 1945, la data in cui i deportati sopravvissuti vennero liberati e la guerra finì. Ma il protagonista aveva un desidero: scrivere a Charles che era stato suo amico nell’ ultimo periodo di permanenza nel campo.

GIUDIZIO PERSONALE:

Questo libro mi ha affascinato molto perché, essendo un racconto accaduto davvero mi ha permesso di conoscere la realtà del periodo della Seconda Guerra Mondiale. I nazisti non avevano pietà neanche dei bambini e degli anziani che soffrivano a causa delle torture e dei maltrattamenti che dovevano subire.

 

Pagine giornali

Corriere guerra “Corriere della sera” guerra
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"Popolo d'Italia" guerra “Popolo d’Italia” guerra
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"La stampa " guerra “La stampa ” guerra

 

 

"La sera " guerra “La sera ” guerra
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"L'Italia " guerra “L’Italia ” guerra
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"Gazzetta del popolo" guerra “Gazzetta del popolo” guerra

 

 

"Gazzetta del popolo" guerra “La stampa” guerra

Manifesti

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Discorsi del duce

I discorsi del duce si possono visualizzare attivando il pulsante play. I discorsi che vi presenteremo sono i seguenti:

 

Anniversario Impero Credere, obbedire, combattere Decennale Milano Decennio balilla
Dichiarazione di guerra Duce a Milano Duce a Monaco Duce al lavoro
Inaugurazione littoria Inaugurazione Pomezia Patto d’acciaio Proclamazione impero
Trieste Teatro Adriano Ultimo discorso Ventennio fascismo

Nota: I discorsi sono elencati in ordine
alfabetico e non in ordine cronologico.

Processo di Norimberga

 

Processo di Norimberga - 1 Processo di Norimberga – 1 Processo di Norimberga - 2 Processo di Norimberga – 2
Processo di Norimberga - 3 Processo di Norimberga – 3 Processo di Norimberga - 4 Processo di Norimberga – 4